Da sempre ricerchiamo la dieta perfetta, che abbia benefici sulla salute e che ci permettadi restare in linea per tutta la vita. Pensandoci, gli alimenti che mettiamo sulla tavola sono sempre gli stessi, eppure hanno effetti diversi sui diversi organismi (alcuni soggetti ingrassano, altri dimagriscono, alcuni sviluppano patologie, altri riescono a migliorare il loro stato di salute) ma anche sullo stesso organismo in età o condizioni fisiche diverse (sarà esperienza comune notare come uno stile alimentare sia adeguato fino ad una certa età per poi diventare eccessivo e provocare ad esempio un aumento di peso). Quindi gli stessi alimenti combinati in maniera diversa possono avere effetti diversi sul nostro organismo, così come se sapientemente cucianti e preparati possono stuzzicare di più i nostri sensi e risultare più appetitosi. Tanti studi sono stati effettuati proprio per rintracciare il modello nutrizionale che potesse essere seguito dall’intera popolazione e che aiutasse a sconfiggere le principali cause di morte nel mondo quali malattie cardiovascolari, malattie metaboliche, cancro.

Una tra le diete più studiate è sicuramente la Dieta Mediterranea, basta fare una semplice ricerca bibliografica per rendersi conto della mole di articoli pubblicati a riguardo. La dieta Mediterranea è considerata una delle migliori in termini di prevenzione da malattie cardiovascolari e metaboliche, per la varietà e biodiversità di alimenti tipici ed
esclusivi del bacino mediterraneo e ricchi di nutrienti con azione antiossidante e protettiva. Ogni paese che si affaccia sul Mediterraneo ha la sua caratteristica “dieta mediterranea” in cui sono presenti gli alimenti tipici del proprio paese, in ogni caso tutte le diete “stile mediterraneo” si basano sull’uso come fonte di grassi dell’olio extravergine di oliva, sul consumo
abbondante e vario di vegetali, di frutta secca, di legumi, di cereali integrali, di pesce azzurro, e un consumo ridotto di carni e dolciumi. Lo stile di vita delle popolazioni mediterranee del dopoguerra, oggetto di studio dei primi lavori scientifici pubblicati, era, però, ben diverso da quello attuale: ci si muoveva molto di più, si mangiava meno in termini di quantità e si consumavano cibi meno processati e più freschi, le farine erano macinate a pietra e quindi meno raffinate, il pesce fresco era consumato con maggiore frequenza, mentre le carni rosse così come i dolci erano delle piacevoli eccezioni.

Ad oggi si pensa di seguire una dieta mediterranea, e magari lo stile è quello, ma il consumo prevalente di cibi in scatola preconfezionati, di alimenti precotti trattati e preparati industrialmente così come la scarsità di vegetali e di frutta, scelte spesso dovute al poco tempo disponibile per la preparazione e il consumo del pasto, in realtà impoveriscono di nutrienti e fattori protettivi l’alimentazione perdendo le proprietà benefiche della dieta mediterranea. Anche le diete Vegetariane e Vegane sono state abbondantemente valutate dal punto di vista scientifico, tanto che la SINU – Società Italiana di Nutrizione Umana, si è espressa con un suo parere ufficiale. Le diete vegetariane sono diete in cui prevalgono gli alimenti vegetali e vengono esclusi alcuni alimenti di origine animale (spesso le carni), ma ne vengono mantenuti altri come latte e derivati o uova o pesce; le diete vegane invece escludono totalmente tutti gli alimenti di origine animale e i derivati. Questi stili alimentari hanno sicuramente dei benefici per la salute dato l’alto apporto di fibre e di nutrienti ad azione protettiva, ma necessitano di una adeguata e opportuna combinazione degli alimenti affinché possano coprire tutti i fabbisogni nutrizionali (soprattutto quello proteico) e non risultare sbilanciate e carenti di qualche nutriente. Nelle diete vegane, ad esempio, è necessario integrare la vitamina B12 perché assente nel mondo vegetale.Negli ultimi anni è tornata alla ribalta la dieta chetogenica cosidetta perché è formulata in modo tale da stimolare l’organismo a ottenere energia non dai carboidrati ma dai grassi producendo dei metaboliti detti corpi chetonici. Agli inizi del ‘900 questa dieta venne formulata per trattare l’epilessia nei bambini ottenendo ottimi risultati, ad oggi è studiata principalmente perchè risulta utile nel trattare alcune patologie neurologiche come l’alzheimer, ma anche casi di obesità grave o di dietoresistenza (difficoltà a dimagrire), ma non è una dieta adatta a tutti soprattutto a lungo termine. A parte, infatti, i casi di soggetti cosidetti “chetoresistenti” che non riescono a effettuare quello switch metabolico alla base del corretto funzionamento della dieta, questa dieta può provocare in certi casi eccessiva stanchezza o malditesta (almeno finché non avviene lo switch metabolico) e molte volte non viene seguita fino alla fine. Ha i vantaggi indiscussi, però, di un rapido dimagrimento, di una ridotta sensazione di fame e un generale sensazione di benessere e aumentata energia fisica e mentale. Sulla base di questo stile alimentare sono nate tante “diete commerciali” diverse nel nome e per qualche piccola caratteristicha ma di base accomunate tutte dal principio della chetosi. In conclusione, quindi, una dieta perfetta valida per chiunque non esiste! Esistono vari approcci nutrizionali ognuno con le proprie caratteristiche, i propri vantaggi e svantaggi che vanno attentamente valutati in modo da trovare l’approccio più idoneo per soddisfare le esigenze cliniche e nutrizionali, i gusti e le abitudini del singolo. Bisogna trovare solo quello giusto! Per questo è opportuno rivolgersi sempre ad uno specialista
esperto. La dieta vincente, quindi, è quella che possiede tutte queste caratteristiche e che viene “cucita” come farebbe un sarto, sulla singola persona!

Fonti:
OMS: www.who.int/en/news-room/fact-sheets/detail/the-top-10-causes-of-death#
SINU: https://sinu.it/wp-content/uploads/2019/06/documento-diete-veg-esteso-finale-2018.pdf
“The diet and 15-year death rate in seven countries study” Keys A. et al, Am. J of Epidemiology, 1986; 124 (6): 903–915
“Ketogenic diet” Dhamija R1 et al.Can J Neurol Sci. 2013 Mar;40(2):158-67

Condividi
Go top